Cura del sorrisoSei predisposto alla carie? Scopri quali tipologie esistono

Sei predisposto alla carie? Scopri quali tipologie esistono

Per evitare la carie, è fondamentale rimuovere i detriti alimentari, i residui batterici e le cellule epiteliali che causano la moltiplicazione dei batteri nel cavo orale.

Cos’è la carie?

La carie è una malattia dentale che trova la sua origine in diversi fattori (tra cui l’attacco di alcuni microorganismi che popolano il cavo orale) e provoca l’erosione e la rottura della sostanza più esterna del dente, lo smalto.

Quali tipologie di carie esistono?

La classificazione utilizzata dagli odontoiatri si basa sulla posizione sul dente in cui la carie si sviluppa.

I tipi di carie possono essere dunque di:

  • 1 classe: se si trovano sulle superfici masticatorie e linguali;
  • 2 classe: quando si trovano sulle superfici prossimali;
  • 3 classe: se si trovano sulle superfici distali dei denti anteriori;
  • 4 classe: quando si trovano sulla superficie incisale;
  • 5 classe: se si trovano sul colletto dentale.

Per quanto riguarda la profondità, invece, distinguiamo patologie cariogene di grado:

  • primo: se superficiali;
  • secondo: se intaccano anche la dentina superficiale o profonda;
  • terzo: se hanno raggiunto la polpa dentale evolvendo in pulpite. (In questo caso non è più sufficiente l’otturazione ma diventa necessario ricorrere alla devitalizzazione del dente);
  • quarto: se coinvolgono i tessuti parodontali dell’apice radicale.

Oltre a queste classificazioni si può distinguere tra carie acuta o carie cronica a seconda che si evolva rapidamente in circa 6 mesi o più lentamente in un paio di anni.

Come incide la salivazione sulla carie?

Una riduzione del flusso salivare, ha un evidente effetto sia sul numero sia sulla gravità delle carie e ciò può capitare anche nei casi di iposecrezione salivare.

Nei soggetti predisposti a tale problema, rivestono grande importanza i test microbiologici.

Questi test valutano la quantità di batteri come:

  • Streptococcus mutans;
  • Lactobacilli.

i quali aumentano le probabilità di sviluppo della carie.

Come funzionano i test salivari?

L’esame salivare viene eseguito in modo ormai routinario nella pratica clinica.

La tecnica di laboratorio prevede l’impiego di un kit contenente una pipetta in materiale plastico che preleva la saliva del paziente, precedentemente raccolta in un cilindro graduato.

  • Il primo parametro fondamentale del test è il flusso salivare. Il  valore normale deve oscillare intorno a 1ml /minuto.
  • Il secondo parametro essenziale è il potere tampone. Ponendo per 5 minuti una goccia di saliva su una apposita striscia reattiva a pH titolato 3.3. Successivamente, trascorso il tempo, si compara il colore assunto dalla striscia con la scala colorimetrica riportata su una scheda di paragone.
  • Il secreto salivare viene successivamente posto all’interno di una provetta contenente un terreno di coltura a base di agar per verificare il terzo parametro: la concentrazione batterica.
  • Per rendere il terreno selettivo per il microrganismo in esame si usa una sostanza particolare detta bacitracina, la provetta viene quindi posta in incubatrice alla temperatura di 37°C per 48 ore.
  • Al termine dell’incubazione la valutazione del risultato viene effettuata confrontando la densità delle colonie batteriche cresciute, con una tabella di riferimento.

Come leggere i risultati?

  • La presenza di Lactobacilli nella saliva in quantità superiore alla norma indica un fattore di rischio per il paziente nel senso di una alimentazione eccessivamente ricca di zuccheri, accompagnata da una scarsa igiene orale: tale specie batterica è responsabile di una sintesi di acidi che concorrono a far diminuire il pH orale.
  • Un’eccessiva presenza di Streptococchi, batteri più direttamente correlati alla patogenesi del processo carioso, indica presenza di placca in quantità superiore alla norma, dunque predisposizione individuale e/o scarsa igiene orale.

Quali precauzioni si possono adottare?

L’esecuzione del test e la valutazione dei tre parametri considerati (flusso, potere tampone, concentrazione batterica) consente all’odontoiatra di selezionare soggetti a basso ed elevato rischio di carie, ovvero di fare diagnosi di cariorecettività.

I primi non dovranno necessariamente modificare le proprie abitudini, ma semplicemente sottoporsi a periodici controlli da parte del medico. I pazienti a elevato rischio dovranno, al contrario, essere sottoposti a un regime preventivo intenso ed efficace.

In caso di riduzione del flusso salivare, inoltre, occorre indagare sulle possibili cause della ipofunzione (es. assunzione di farmaci). Nel contempo, il paziente dovrà limitare il consumo di carboidrati, arricchendo la dieta di fibre e utilizzando chewing-gum privi di zucchero al fine di stimolare la salivazione.

Importante è poi instaurare un programma di fluoroprofilassi graduata, applicata alle differenti condizioni:

  • fluoroprofilassi normale (dentifrici fluorati);
  • media (dentifrici fluorati e gel al fluoro);
  • intensa (dentifrici fluorati, gel al fluoro e applicazione professionale di vernici al fluoro).

La saliva dunque racchiude una grande quantità di informazioni sul nostro organismo, che possono aiutarci a migliorare la salute orale e il nostro stile di vita.

Redazione di Sorridiamo
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